Tornando indietro lo rifarei?

L’anno scorso pensavo di aver perso tutto, di non aver niente più per cui vivere, per cui ho pensato bene di perdere le uniche due cose che mi erano rimaste: orgoglio e dignità. Ne sarà valsa la pena? Nessuno e niente è così importante da buttare nel cesso la tua dignità. Io l’ho fatto. Ma a questo punto mi chiedo: ne sarà valsa la pena? Ancora a distanza di un anno non ho la risposta a questa domanda, o non voglio averla perchè non mi piacerebbe. Ho ancora tante carte da giocare e ho buttato l’anno scorso 5 mesi interi dei miei 20 anni perchè? e in che modo? Quelli che erano i miei amici hanno provato a farmelo capire, ma non capivo..  Diciamo che quest’anno mi sono un pò rifatta, ho avuto la mia piccola rivincita, ma 5 mesi sono andati, persi, puf! E con loro anche un paio di altre cose, anche di una certa importanza… Tornando indietro, lo rifarei?

Vabbè, me ne vado al mare, ormai il tempo è andato, inutile rimurginarci sopra. Impara Viviana, impara cavolo!

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Riflessioni a stomaco vuoto

La mia vita sta prendendo una strana piega, ed io non so gestirla.. E’ solo che non me lo sarei aspettata, a questo punto, in questo modo. La mia sfiga con le età non mi abbandona, ormai è diventata una costante nella mia vita da 4 anni a questa parte. Mi fa sentire un pò a disagio, un pò fuori luogo. Sarà che mi rapporto meglio a gente più piccola perchè sono io a non essere cresciuta e quindi non saprei stare con i miei coetanei, o è proprio solo la sfiga di trovare gente sempre di un paio di anni, se non di più, più piccola di me?

Tutto sommato non va affatto male, a parte il fatto di non saper prendere in mano le questioni davvero importanti, l’università ad esempio. Mi ritrovo ferma al secondo anno quando dovrei essere al terzo, e senza la minima voglia di andare avanti. Più che altro senza la minima voglia di sforzarmi a studiare. E non va bene, non per qualcosa di sensato, ma semplicemente perchè non posso permettermelo, i miei hanno deciso che o vado avanti, o mi trovo un lavoro, faccio le valigie e sloggio.

Sto con un ragazzo che non mi ama come vorrei, o forse sono io che non credo che mi ami.

Sto con un ragazzo che forse non amo più, forse da quando è tornato da me, forse da quando mi ha fatto troppo star male, forse da quando io ero sicura che fosse lui il mio ragazzo per sempre e lui invece non ne è più stato sicuro, salvo poi tornare da me dicendomi di aver fatto il più grande sbaglio della sua vita. Sto di nuovo con un ragazzo, un ragazzo che però, dopo 3 anni e 9 mesi o giù di lì, forse non amo più. E’ strano, perchè l’ho amato alla follia, e “alla follia” in un determinato periodo non è stato per modo di dire, ero davvero uscita fuori di senno, davvero mi ero autodistrutta. Forse ho solo paura di stare sola e quindi mi accontento di avere accanto una persona che forse non amo più, ma che comunque mi è accanto, so che c’è… Ma davvero so che c’è? Forse ho paura di non riuscire a trovare un altro.

O forse ho solo sofferto troppo e credo di non amarlo più come prima ma è solo per proteggermi, perchè la prossima volta che mi lascerà (perchè ormai mi sono convinta che succederà) non vada troppo male, per far finta che io possa non soffrire troppo.

Ocforse ho solo fame perchè non ho ancora cenato e per questo sto delirando.

O forse non ho ancora capito un cavolo di me e quindi continuo a dondolare un pò di qua un pò di là, mentre in concreto non concludo nulla e non so dove andare.

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21 agosto 2012 · 8:30 pm

Come quando affoghi.

Come quando affoghi.

Più provi a respirare più nei polmoni entra acqua. Tu ci provi, ti dimeni, non vuoi che la tua vita finisca qui, tu non vuoi affogare, tu vuoi ricominciare, tu vuoi vivere, tu vuoi vincere. Vuoi ricominciare.

Tu vuoi ricominciare. Tu stavolta vuoi ricominciare davvero.

Ma più provi a respirare più ti ritrovi in agonia.  Più provi a respirare più non funziona. Più provi a risalire, più non ci riesci. Non funziona.

Come quando affoghi.

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Oggi è questa, ed è perfetta (non che mi piaccia il fatto che lo sia).

Se un giorno tu Tornassi da me dicendo che È stato un errore Lasciarmi andare lontano lontano da te
Se un giorno tu Parlassi di me Dicendo che Sono il tuo rimpianto e non riesci a dormire Allora ti direi
Stavolta sarebbe per sempre
Non importerebbe niente se
Le parole tue Mi hanno fatto male ma tanto vale che
Stavolta sia per sempre
Perché l’orgoglio in amore è un limite Che sazia solo per un istante e poi Torna la fame

[…]

E so che è stupido pensarti diverso Da ciò che sei realmente
Di quello che ho dato non ho avuto indietro Neanche quel minimo Per cui valga la pena di star male Mentre affoghi nei tuoi errori
E cerco di capire l’irrefrenabile Bisogno di cercare amore 
In quel terreno che è fertile neanche a Morire 

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Che poi, forse, qualcosa di me ve la dico. 2.0

Mi sono trasferita, dicevamo. Un paesino sperduto dell’entroterra siciliano dove ancora si usava la parola “forestiero” per indicare qualcuno che veniva da fuori. Ecco. Io ero la “forestiera”. Tutto sommato mi ero integrata abbastanza bene, ma sempre forestiera restavo.

Ecco, i miei problemi relazionali forse iniziano lì, alle elementari. Ad una bambina normale di solito in 4 anni quanti bambini diversi possono piacere? 48? uno ogni mese diciamo. Ecco, a me no. A me 1. Sempre lo stesso. Per 4 anni. 4 anni sono rimasta in quel paese, 4 anni sempre lo stesso bambino.

Il mio primo fidanzatino. Per me era una cosa seria. Non siamo stati “fidanzati” 4 anni, ovviamente. Lui era un bambino normale. Lui si “fidanzava” ogni tanto con me, ogni tanto con la mia compagna, ogni tanto con qualcun’altra. Ma io aspettavo sempre lui. E quando toccava di nuovo a me ero sempre lì.

Ecco. A distanza di più di 10 anni le cose non erano cambiate di molto. Ci ho messo più di 10 anni per capire che è sbagliato. Spero adesso di averlo capito. Non ne sarei tanto sicura, ma spero di aver capito davvero.

Boh, non so perchè ma cerco sempre l’amore della vita, per la vita, quello che mi dica “vieni a vivere con me”. Colpa della cura a base di cartoni animati della Disney? Sarò scema.. E sono diventata scema a quanto pare molto presto da bambina…

Poi di nuovo il trasferimento. Si torna a casa. Vicino al mare. Sembro diventare normale, dopo un pò. Ancora qualche mese a piagnucolare per lui, ma poi sembro diventare normale. Le prime cotte, i primi giochi della bottiglia.. Sarà che l’aria di casa mi ha fatto bene.. Per un pò.

Poi in terza media arriva lui.. Ok, sono fregata. Altri 4 anni. Stavolta però è più grave.

Ok, ora mi rompo. anche perchè è complicato. Alla prossima.

Viviana.

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Che poi, forse, qualcosa di me ve la dico.

Sono Viviana. Ho 20 anni, 21 tra pochi giorni.

Fumo quando sono sola. No, ho sbagliato. Ricominciamo.

Sono Viviana. Ho 20 anni. 21, tra pochi giorni.

Fumo quando mi sento sola, quando mi sento troppo sola. E quando sono in compagnia, di chi fuma. So non fumare. Ma ultimamente non lo faccio quasi mai. Finirà che non lo saprò più fare.

Sono riccia.

Ero una bambina normale. Ero bruttina. No. Ok. Ero una bambina normale. Ero carina, non bella. Carina. Carina, perchè dei bambini non si dice che son brutti. Quindi ero carina. E riccia. E mamma i miei capelli ricci non li ha mai fatti sembrare carini, quindi, dato che ero una bambina, e dei bambini non si dice che hanno dei brutti capelli, non parlerò più dei miei capelli ricci “carini”.

Adesso sono una bella ragazza, per inteso. Almeno credo. Ma il trauma non l’ho proprio superato del tutto.

Adesso abito in provincia di Messina, in Sicilia. Anche prima. Poi no.

Da piccola non potevo mangiare nulla che fosse un derivato del latte. A Natale all’asilo nido Babbo Natale ha portato le caramelle al latte per tutti i bambini. Le maestre non mi hanno fatto andare da Babbo Natale. Ora adoro le caramelle al latte.

Avevo un’amichetta del cuore al nido, Cinzia. Non ho idea di che fine abbia fatto. Io mi ricordo benissimo di lei. Lei probabilmente non si ricorderà minimamente di me. Io ricordo tutto. E’ un grosso guaio. Ma me ne sono accorta dopo.

Alla scuola materna adoravo la maestra Adriana. Alla scuola materna avevo deciso che a 18 anni avrei cambiato il mio nome, sarei andata all’anagrafe e mi sarei chiamata Adriana.

Poi a 18 anni ho fatto un tatuaggio.

Con una V.

E con una S.

Quella S nel tatuaggio non è nulla in confronto a ciò che quella S mi ha lasciato. Ma questa è un’altra storia.

Alla scuola materna mi piaceva un bambino, Marco, 1 anno più grande di me. Passavo a gattoni sotto i banchi per andare dietro di lui e dargli un bacio sulla guancia. Mi hanno sempre fatto la spia. Forse però una volta ci sono riuscita.

Ho fatto i primi 4 mesi di scuola elementare dove avrei dovuto. E avevo delle amiche che mi piacevano tanto. Giocavamo a fare le guerriere Sailor e la polverina magica con le gomme per cancellare. A gennaio mamma viene trasferita in privincia di Enna, in un paesino sperduto. Viviana cambia scuola. Addio amiche. Una di loro mi spedisce anche una lettera dopo qualche mese.

Questo coso sta diventando un diario. Poco male. Ma continuerò un’altra volta.

Viviana.

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Sbagliata.

E’ stata solo un’altra sera sbagliata.

Con la persona sbagliata. Nella spiaggia decisamente sbagliata. All’ora sbagliata.

<<Passerà>> si ripete. O la persona sbagliata poco a poco non sembrerà più così sbagliata.

Nel frattempo però continuerà a sbagliare.

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